La gestione della liquidità attraverso la formalizzazione di una strategia è una delle risorse più importanti per un’azienda che voglia definirsi solida.
Oggi, infatti, qualunque impresa determinata a reagire alle sfide del mercato non può prescindere da una corretta pianificazione finanziaria, un processo a tutela la redditività delle aziende, facendo sì che tutte le risorse possano essere adoperate in modo più efficiente.
La competizione con la quale microimprese e PMI sono costrette ogni giorno a “giocare” mette a dura prova la tenuta del business. In un mercato che non ammette incertezze, unita a un’amministrazione delle spese inadeguata, può fare incorrere in importanti rischi finanziari.
Come muoversi?
Per superare le difficoltà, la soluzione potrebbe essere quella di prevedere una pianificazione finanziaria, uno sviluppo che consente alle imprese di gestire la liquidità e avere sempre una visione completa delle entrate e delle uscite.
Affinché si possa contribuire a prevedere e superare i periodi di crisi, una pianificazione finanziaria dev’essere strutturata in modo adeguato: che tenga conto dell’impresa, nonché di quelli che sono i suoi obiettivi futuri e dell’analisi dell’andamento dei flussi finanziari nel mercato.
La pianificazione aziendale come strumento di crescita per le imprese che può avere un’influenza importante sul conto economico aziendale.
Esistono due tipologie di pianificazione finanziaria: quella a medio e a lungo termine, che traccia gli obiettivi per i successivi 3 o 5 anni e quella a breve termine, che determina la strategia da adottare nell’anno successivo, per ogni mese, con un’attenta pianificazione del budget di cassa.
Una pianificazione finanziaria dev’essere poi strutturata tenendo conto di due elementi imprescindibili per il benessere dell’impresa ovvero l’equilibrio finanziario tra gli impegni e il capitale, che ha lo scopo di far sì che tutte le uscite previste, sia in termini di spese che di investimenti, abbiano un’adeguata copertura finanziaria e l’equilibrio tra le entrate e le uscite, che deve essere programmato per fare in modo che l’azienda mantenga sempre una certa liquidità. Permette di gestire il budget di cassa mensile in modo più efficiente e aiuta a coordinare entrate e uscite, così da prevedere eventuali surplus o deficit ed evitare ogni genere di criticità, anche attraverso un adeguato bilanciamento delle due voci. Inoltre, consente di avere una visione completa dei finanziamenti a cui è possibile accedere, di individuare le coperture in caso di deficit di cassa, riducendo tutti quei disequilibri che possono minare la tenuta dell’impresa e fa sì che sia più semplice controllare la differenza tra quanto preventivato e realizzato, per assicurare una migliore programmazione dei mesi a venire.
Il microcredito.
Il microcredito è una forma di finanziamento che si rivolge alle microimprese e PMI che hanno difficoltà ad accedere al credito tradizionale e può essere erogato da diversi istituti finanziari; i vantaggi sono molteplici.
In primo luogo, il microcredito rappresenta una fonte di finanziamento alternativa al credito tradizionale, che spesso non è accessibile alle microimprese a causa della mancanza di garanzie o della scarsa solidità finanziaria. C’è anche da considerare che è un’opzione molto flessibile e consente di accedere a finanziamenti anche per importi relativamente bassi e con un periodo di rimborso adeguato alle esigenze.
Oltre a ciò, il microcredito favorisce lo sviluppo economico delle comunità locali, poiché spesso è erogato da istituti finanziari che operano a livello territoriale e che hanno una conoscenza diretta delle esigenze e delle opportunità delle microimprese locali.
Infine, il microcredito può essere accompagnato da servizi di assistenza tecnica e formazione professionale, che aiutano le microimprese a svilupparsi e a diventare sempre più competitive sul mercato.
Tuttavia, è importante che le microimprese valutino attentamente le condizioni del finanziamento e si avvalgano dell’assistenza di professionisti esperti per scegliere la soluzione più adatta alle loro esigenze.
Ma le condizioni di accesso?
Le condizioni per accedere al microcredito possono variare in base all’istituto finanziario che eroga il finanziamento e alle normative vigenti. Tuttavia, in generale, le condizioni richieste per l’accesso sono le seguenti:
1. Avere un’attività economica formalmente costituita ovvero che l’attività economica sia registrata legalmente ed abbia un codice fiscale.
2. Avere un progetto di investimento ben definito: di solito una descrizione dettagliata del progetto di investimento, comprensiva di un piano economico-finanziario.
3. Dimostrare la capacità di restituire il finanziamento: avere una idoneità, basandosi sulla propria storia creditizia e sulla capacità reddituale dell’attività.
4. Offrire garanzie adeguate: sia pure per importi di finanziamento limitati, come ad esempio la fideiussione di terzi o l’ipoteca su beni mobili o immobili.
5. Avere una buona reputazione creditizia, cioè la sua capacità di onorare i propri impegni finanziari in passato.
Microcredito come sostegno allo sviluppo?
Grazie al microcredito, le microimprese possono finanziare investimenti in attrezzature, macchinari, innovazione tecnologica, sviluppo di nuovi prodotti e servizi, formazione del personale e altre attività che possono contribuire alla crescita dell’impresa. Inoltre, il microcredito può essere utilizzato anche per migliorare la gestione finanziaria dell’impresa, ad esempio per l’acquisto di materie prime o per la copertura dei costi operativi.
È importante che le microimprese pianifichino attentamente gli investimenti da realizzare e valutino l’effettiva capacità di restituire il finanziamento, per evitare di accumulare debiti che potrebbero compromettere la stabilità finanziaria dell’impresa.
Se le microimprese non riescono a restituire il finanziamento ottenuto dipende dalle condizioni contrattuali stabilite con l’istituto finanziario che ha erogato il prestito. In generale, tuttavia, se una microimpresa non è in grado di restituire il finanziamento, si possono verificare le seguenti conseguenze:
1. Interessi e mora: l’istituto finanziario può addebitare interessi e spese di mora sui pagamenti in ritardo, aumentando il costo complessivo del finanziamento.
2. Segnalazione al sistema di informazioni creditizie: se la microimpresa non riesce a restituire il finanziamento entro i termini stabiliti, l’istituto finanziario può segnalare la morosità al sistema di informazioni creditizie, come ad esempio la Centrale Rischi della Banca d’Italia. Questa segnalazione può avere conseguenze negative sulla reputazione creditizia dell’impresa e rendere più difficile l’accesso a future forme di finanziamento.
3. Azione di recupero del credito: se la microimpresa non paga il debito, l’istituto finanziario può avviare un’azione di recupero del credito, ad esempio attraverso il ricorso a procedure giudiziarie o alla cessione del credito a società specializzate nel recupero crediti.
4. Perdita della garanzia: se il finanziamento è stato garantito da una fideiussione o da un’ipoteca su beni mobili o immobili, l’istituto finanziario può procedere al recupero della garanzia in caso di mancato pagamento del debito.
In ogni caso, è importante che le microimprese comunichino tempestivamente all’istituto finanziario eventuali difficoltà nel pagamento del finanziamento, in modo da cercare di trovare una soluzione condivisa e limitare le conseguenze negative sulle attività dell’impresa. È importante che le microimprese valutino attentamente la capacità di restituire il finanziamento prima di accettare il prestito, per evitare di accumulare debiti che potrebbero compromettere la stabilità finanziaria dell’impresa.
Passaggi chiave per la valutazione
Le microimprese possono e devono valutare attentamente la capacità di restituire il finanziamento prima di accettare il prestito seguendo alcuni passaggi chiave:
1. Analisi della situazione finanziaria: le microimprese devono analizzare la situazione finanziaria dell’impresa e valutare la capacità di generare flussi di cassa sufficienti per coprire i costi operativi e il rimborso del finanziamento.
2. Definizione del piano di rimborso: le microimprese devono definire un piano di rimborso realistico e sostenibile, in base alla capacità reddituale dell’attività e alla durata del finanziamento.
3. Valutazione del rischio: le microimprese devono valutare il rischio di non riuscire a restituire il finanziamento e considerare eventuali alternative, come ad esempio la riduzione dell’importo richiesto o l’ottenimento di garanzie supplementari.
4. Ricerca delle migliori condizioni di finanziamento: le microimprese devono confrontare le diverse opzioni di microcredito disponibili sul mercato e scegliere quella più adatta alle loro esigenze, in termini di importo del finanziamento, tasso di interesse, durata e condizioni di rimborso.
5. Coinvolgimento di esperti: le microimprese possono avvalersi dell’assistenza di professionisti esperti, come ad esempio un commercialista, per valutare la capacità di restituire il finanziamento e definire il piano di rimborso più adatto.
Diverse Opzioni
Esistono diverse opzioni di microcredito disponibili sul mercato, che variano in base alle condizioni di finanziamento, all’importo del prestito, alla durata e alle garanzie richieste. Di seguito sono elencate alcune delle principali opzioni di microcredito presenti in Italia:
1. microcredito sociale: è destinato a soggetti svantaggiati o in difficoltà economica che non hanno accesso al credito tradizionale. Il microcredito sociale prevede importi di finanziamento limitati, tassi di interesse agevolati e un periodo di rimborso flessibile.
2. microcredito imprenditoriale: è destinato a microimprese in fase di avvio o di espansione, che necessitano di capitali per finanziare investimenti o acquisti di beni strumentali. Il microcredito imprenditoriale prevede importi di finanziamento limitati, tassi di interesse competitivi e un periodo di rimborso adeguato alle esigenze dell’impresa.
3. Fondo di garanzia per le PMI: è un’opzione di finanziamento che prevede la concessione di garanzie sui prestiti erogati dalle banche e dagli istituti di credito alle microimprese e alle piccole e medie imprese. Il Fondo di garanzia per le PMI consente alle imprese di accedere a finanziamenti a tassi di interesse agevolati e con garanzia dello Stato.
4. Microleasing: è una forma di finanziamento che consente alle microimprese di acquistare beni strumentali a medio-lungo termine, senza dover sostenere l’intero costo dell’acquisto iniziale. Il microleasing prevede il pagamento di un canone periodico, che copre sia il costo dell’acquisto che gli interessi.
5. Crowdfunding: è una forma di finanziamento che si basa sulla raccolta di capitali da parte di un’ampia base di investitori, attraverso una piattaforma online. Il crowdfunding può essere utilizzato dalle microimprese per finanziare progetti innovativi o di interesse sociale, in cambio di una quota di partecipazione.