PROBLEMI E PROSPETTIVE DELLE MICROIMPRESE

Grazie al prezioso contributo delle sue piccole e microimprese, l’Italia vanta un sostrato produttivo ricco di eccellenze, competenze e produzioni d’alta qualità che ne contraddistinguono l’economia: moda, meccanica, alimentare, turismo, etc. Le micro e piccole imprese del made in Italy sono “dimore” dell’intelligenza, del saper fare e dell’ingegno imprenditoriale italiano.

Purtroppo, le microimprese italiane stanno affrontando crescenti difficoltà: i dati statistici mostrano come la loro natalità sia in costante calo ormai da vent’anni, mentre la mortalità resta stabile. Ciò significa che le nuove imprese stentano a decollare e molte chiudono definitivamente.

Diverse sono le criticità che mettono a rischio il futuro delle microimprese italiane. La frammentazione le rende vulnerabili dinnanzi a mercati, sempre più globali e concentrati. Poi, le difficoltà di accesso al credito, che limitano gli investimenti e l’innovazione. L’eccessiva dipendenza dai mercati domestici, che le espone alle fluttuazioni interne. Infine, la digitalizzazione, spesso condotta in modo disorganico e poco strategico. Per risollevare le sorti delle microimprese, bisognerebbe agire su più fronti, in modo organico: 

– favorire l’aggregazione e la collaborazione, per aumentare la massa critica e la capacità competitiva;

– facilitare l’accesso al credito, snellendo le procedure e riducendo i requisiti burocratici;

– sostenere l’internazionalizzazione, aiutando le imprese a penetrare nuovi mercati esteri; 

– affiancare le imprese nel processo di digitalizzazione, aiutandole a individuare gli investimenti più strategici per il loro business

– valorizzare il ruolo sociale ed economico delle microimprese quale presidio di cultura, comunità e territorio. 

Occorre investire quindi nel made in Italy perché esso costituisce l’essenza dell’economia italiana. Solo attraverso un impegno concreto su queste azioni le microimprese potranno continuare a rappresentare un’eccellenza del nostro Paese. L’Italia non può perdere un patrimonio di saperi ed esperienze unico al mondo: le sue microimprese sono il cuore pulsante del made in Italy, presidio di valori che ha reso grande l’Italia nel mondo.

È possibile ridurre i problemi creando collaborazioni?

Tra microimprese può generare numerosi benefici, come una maggiore capacità competitiva sui mercati, sinergie di costo, condivisione di rischi e opportunità. Per incentivare le cooperazioni, si possono adottare diverse misure:

  • Promuovere le reti d’impresa che consentono di collaborare mantenendo l’autonomia giuridica ed utilizzando gli incentivi fiscali, finanziamenti agevolati nonché semplificazioni burocratiche;
  • Creare poli d’innovazione in poli tecnologici favorisce scambi, contaminazioni e partnership per stimolare interazioni fruttuose; 
  • Agevolare accordi di co-produzione e co-marketing. Accordi di collaborazione commerciale, licensing, franchising e simili. Unire le forze per penetrare nuovi mercati o sviluppare nuovi prodotti utilizzando gli incentivi fiscali;
  • Supportare la creazione di marchi collettivi. Unire i propri prodotti sotto unico “segno”, facilmente riconoscibile dai consumatori, agevola il posizionamento di qualità sui mercati.
  • Abbattere i costi di certificazione. Qualità, provenienza e sostenibilità facilitano l’interscambio e la collaborazione commerciale. Risparmi economici e maggiori garanzie di successo.
  • Creare spazi di coworking. Favoriscono l’incontro e le interazioni tra imprese, stimolando la nascita di partnership e appoggi. S’incentivano le connessioni tra aziende con potenzialità complementari.
  • Promuovere eventi di networking. Organizzare workshop, forum e altre iniziative dedicate alle microimprese, permette loro di trovarsi, conoscersi, scambiarsi idee e avviare potenziali iniziative comuni.

Quali sono i settori che potrebbero beneficiare dei marchi collettivi?

I settori del made in Italy che se ne potrebbero avvantaggiare sono:

Settore alimentare. Vanta eccellenze uniche al mondo, dai vini ai formaggi, dall’olio al caffè, che potrebbero valorizzarsi certificandone l’origine e la qualità. Per tutti i prodotti DOP, IGP e STG italiani:

  • Valorizzazione delle eccellenze. Ne amplificherebbe la percezione di qualità e unicità nel mondo. 
  • Maggior visibilità e riconoscibilità. Consente ai consumatori di identificare i prodotti più facilmente.
  • Premium price. Posizionamento dei prodotti a prezzi premium, così accessibili ad una fascia più ampia di consumatori disposti a pagare di più.
  • Protezione della diversità. Dalle più rinomate alle più tipiche e di nicchia. Preservandone l’identità, si eviterebbe l’omologazione in favore di produzioni standardizzate;
  • Tutela dalle imitazioni. Efficace azione di contrasto alle imitazioni e alle contraffazioni. Si tutelerebbe le vere superiorità da tentativi di appropriazione indebita.
  • Racconto d’insieme. Immagine e valori, fatti di qualità, storia, tradizione, cultura, ambiente e territorio. Si trasmette una visione più profonda rispetto ai singoli prodotti.
  • Incremento dei flussi turistici. Maggiore notorietà e percezione di qualità delle tipicità attirerebbero più turisti interessati a scoprire i luoghi di produzione e assaggiare. Il turismo enogastronomico è in forte crescita.

Artigianato. 

I prodotti dai tessuti alle ceramiche, dal vetro alle terrecotte, beneficerebbero di marchi collettivi capaci di preservarne l’identità e aumentarne il valore percepito. Le botteghe e i laboratori artigiani italiani ne faciliterebbe il posizionamento di nicchia.

Tessile-moda-pelletteria. Il distretto produttivo trarrebbe vantaggio da marchi collettivi: per i brand del cashmere, delle pelli o delle calzature italiane. Creatività e designmade in Italy”.

Nautica. È leader mondiale e un marchio collettivo per gli yacht, i motor yacht e le imbarcazioni da diporto ne valorizzerebbe l’immagine lussuosa e prestigiosa, difficilmente raggiungibile per singolo brand

Design. Per i prodotti quali arredo ufficio, illuminazione, rubinetteria e l’ergonomia “made in Italy” potrebbero essere reclamizzati attraverso appositi marchi collettivi che ne certifichino l’eccellenza, la qualità e l’innovazione dei processi e dei prodotti. 

Turismo.  Strutture ricettive e agenzie di viaggio italiane, sotto un marchio che ne attestasse l’esperienza, la qualità di servizio e l’attenzione alle peculiarità territoriali, ne rafforzerebbe l’appeal presso il turista, in particolare straniero interessato a scoprire l’Italia. 

Come si potrebbe promuovere un marchio collettivo?

Sono possibili diverse azioni di comunicazione e marketing:

Comunicazione istituzionale. Le PA dovrebbero sostenerlo attraverso campagne di comunicazione. Ministeri, enti regionali, camere di commercio possono diffondere il marchio attraverso i loro canali, dando visibilità e credibilità al progetto. 

Campagne di marketing. Campagne multicanale per farlo conoscere ai principali target: consumatori finali, operatori HORECA, player del retail, giornalisti, influencer ecc. Campagne digitali. 

Predisposizione di materiali di comunicazione.  Loghi, payoff, claim, manifesti, brochure, cataloghi, packaging, etc.

Eventi e rapporti stampa. Avvenimenti mediatici, sponsorizzazioni, educational tour, kick-off del progetto per generare interesse e copertura stampa. Curare i rapporti con i periodi specializzati e generalisti per ottenere articoli e servizi dedicati.

Quali sono i canali digitali più efficaci per promuovere un marchio collettivo del made in Italy:

Social media. Le piattaforme sono fondamentali per diffondere e raggiungere un ampio pubblico. In particolare, Instagram è ideale per i visual content, Facebook per il dialogo con gli utenti e il coinvolgimento delle community locali. Occorre tuttavia una strategia integrata. 

Search engine optimization. È cruciale per ottenere visibilità organica su Google e gli altri motori di ricerca. Creando contenuti di valore, link building e ottimizzando il sito web e le altre piattaforme digitali, sarà possibile migliorare i risultati di ricerca relativi al marchio collettivo. 

Content curation. Una library di contenuti valorizzanti (articoli, infografiche, video, immagini, blog-post) diffusa attraverso i social media, newsletter e altri canali rafforzerà la notorietà e l’immagine. I contenuti dovranno essere molto visivi e coinvolgenti. 

Sito web istituzionale. È imperativo per rappresentare il significato che esprime, i requisiti e i criteri per la certificazione. Ottimizzato anche per i motori di ricerca.

E-commerce. Se prevista la vendita di prodotti aiuterà la loro promozione e commercializzazione digitale. Integrato nella strategia di marketing digitale, nei canali social/SEO

Newsletter.  Periodica, permette di tenere aggiornati tutti gli stakeholder sulle novità: lanci, iniziative, comunicati stampa, nuovi accordi ecc. Può includere curiosità, approfondimenti e contenuti esclusivi per abbonati. 

Campagne digitali. Pianificate e implementate ad hoc per promuovere il marchio collettivo, aumenta la notorietà, stimola il coinvolgimento e l’azione dei diversi target di utenti. Possono includere ads social, search ads, e-mail marketing, influencer marketing digitale e altro ancora.

Comunicazione esperienziale. Offrirle immersive, legate ai prodotti certificati dal marchio collettivo, quali degustazioni, educational tour, temporary store, pop-up restaurant, masterclass, etc. Esperienze forti che rimangano impresse nei partecipanti. 

Iniziative speciali. Circostanze, concorsi a premi per coinvolgere le audience su temi specifici. Ogni iniziativa speciale dovrà essere fortemente decisiva e coerente con la strategia di posizionamento del marchio. 

Un efficace piano digitale integrato su tutti questi canali permetterà di far conoscere il marchio collettivo, valorizzarne l’immagine e i contenuti, accrescere la notorietà e la reputazione e stimolare il coinvolgimento degli utenti a sostegno delle produzioni certificate. Il digitale dovrà essere gestito come un tutt’uno con gli altri strumenti di comunicazione per massimizzarne l’impatto.

Promuovendo il marchio collettivo attraverso tutte queste azioni, in modo coordinato e di medio-lungo periodo, sarà possibile incrementarne progressivamente la rinomanza, la considerazione e il valore, a beneficio dell’immagine e delle vendite dei prodotti certificati.In ognuno di questi settori, la creazione di marchi collettivi valorizzanti l’origine e la qualità consentirebbe alle microimprese italiane di fatto complementari di presentarsi sul mercato in modo unitario e distintivo, amplificando il potere di attrazione e convinzione dei loro prodotti.